FESTIVAL BIBLICO A TREVISO
Piazza Rinaldi, diventata per l’occasione un giardino, con gli alberi, l’acqua della fontana, la brezza di una sera primaverile, si presenta come il contesto ideale per l’ascolto del Cantico dei Cantici, per accostare un libro della Scrittura considerato enigmatico, fin dai suoi primordi: siamo di fronte ad un poema letterario che canta l’amore profano oppure al canto dell’amore tra Israele e il suo Signore?
Il pubblico prende posto attorno al gazebo che ospita i protagonisti dell’evento: il prof. Piero Capelli, ordinario di Ebraico all’Università Ca’ Foscari di Venezia, al quale è affidato il compito di accostare l’opera dal punto di vista letterario; suor Grazia Papola, biblista e direttrice dell’ISSR di Verona, per una lettura nella prospettiva della fede; il prof. Vincenzo Giorgio, responsabile dell’animazione biblica nell’Ufficio per l’Annuncio e la Catechesi, moderatore della serata, al quale è affidato il delicato compito di far dialogare le due anime del gazebo, evitando una facile ma sterile contrapposizione
“La Scrittura parla con parole di uomini”: la premessa del prof. Capelli diventa essenziale per motivare un itinerario tra i poemi d’amore contemporanei o antecedenti al Cantico, con lo scopo di ricomprendere alcune immagini che ci sono diventate care: dal topos letterario della ragazza “nera ma bella” alla metafora della vigna, dai riferimenti bucolici fino al binomio di eros e thanatos, presente nella lirica greca, che ritroviamo nelle parole del Cantico che danno il titolo a questo evento: Forte come la morte è l’amore. Un versetto, sottolinea il prof. Capelli, al quale va restituita tutta la sua forza pregnante, al di là di ogni sdolcinata riduzione.
“Il cantico è la storia del mistero dell’amore tra un uomo e una donna ed è Parola di Dio”: suor Grazia Papola accompagna nella lettura di fede del testo, a partire dalla fortuna che ha avuto nella letteratura spirituale, grazie all’interpretazione allegorica. “Uno sguardo di fede, tuttavia, non può non cogliere il rischio di un’interpretazione puramente allegorica, che non tiene conto né della dimensione corporea né di quella storica”. Come sintesi tra approccio letterario e allegorico si configura quello simbolico, capace di tenere insieme differenti realtà il cantico non entra nel canone per il suo significato allegorico, ma perché parla dell’amore di Dio attraverso l’amore degli uomini. Un amore che si delinea libero dagli schemi, rispettoso dell’identità dell’altro, un amore che rivela la sua natura nella forma dialogica, dove c’è uno spazio di parola e uno di silenzioso ascolto. E Dio partecipa a questo silenzio.
Nella brezza della sera si diffonde la musica di Franco Battiato “E ti vengo a cercare”, restituendo quella tensione tra cercare e trovare, tra amore umano e amore divino che percorre i versetti del Cantico. Una nota in più per gustare l’armonia tra i due sguardi che si sono reciprocamente illuminati, senza cadere in alcuna contrapposizione; infatti “sotto quel gazebo, come ci ha confidato il prof. Giorgio, si respirava una buona aria”.
Francesca Negro
(Articolo tratto da Vita del Popolo settimanale diocesano del 3 giugno 2024 )
