ARAZZO … l’intreccio continua!

UNA FORMAZIONE da portare nelle nostre realtà!

La telefonata di suor Giancarla è stata decisiva per la mia partecipazione all’annuale appuntamento formativo di Asolo. Anche se da sola, anche se si dovevano prendere più treni ero decisa a rivivere dopo tanti anni l’esperienza della formazione fatta seriamente, come quando ero ragazza, grazie al mio parroco, ora in pensione, e ai Padri Dehoniani. La presenza quindi di P. Rinaldo era una garanzia.  E così è stato.

Una settimana intensa che non saprei descrivere meglio e di più rispetto a quanto già fatto da altri partecipanti. Ma io sono di poche parole, sono portata all’azione, ai fatti.

E quindi, come tra le righe di alcuni messaggi di qualche componente dell’equipe, io dico che è giunta l’ora di rimettere i piedi per terra. Dobbiamo scendere da Asolo e ritornare alle nostre panchine, alle nostre famiglie, alle nostre parrocchie, ai nostri luoghi di lavoro, alle nostre realtà sociali e politiche.

È lì che dobbiamo portare l’Annuncio, è lì che dobbiamo portare i Valori, nelle scelte di ogni giorno.

E non è semplice, non è facile. Ma anche a Gesù non è venuto tutto facile! Bisogna STARE, rimanere, anche se non vediamo risultati, resistere quando ciò che desideriamo non è in nostro potere, stare quando le nostre Comunità fanno tanta fatica.

Con pazienza, con passione. Non contrapporre. Non o/o ma e/e.

Questo ci ha insegnato la magistrale lettura a quattro mani del libro di Ester da parte di suor Giancarla e di Vincenzo.

Dobbiamo essere per chi ci viene affidato i Mard^Kay, per aiutare a leggere. Non dobbiamo stare nelle retrovie ma dobbiamo, lanciarci in prima linea, assumendoci le nostre responsabilità.

Non basta conoscere i contenuti da trasmettere, dobbiamo generare emozioni che dicono cosa fare. Emozioni positive perché possano tornare. Ed allora adesso sta a noi che ad Asolo abbiamo vissuto picchi alti e brevi (torneremo!)  cercare cosa fare nelle nostre realtà.

Il dialogo da solo non basta, gli incontri da soli non bastano, ci vuole il calore dei cuori, accogliere la fatica, le difficoltà, la sofferenza. Viviamo in un mondo di fragilità, di dolore, di solitudine, di paura e tutto ciò poi genera rabbia, violenza, sopraffazione, prepotenza, ecc… Ed allora il nostro compito è quello di vivere e di insegnare a tessere relazioni sane, rispettose degli altri, di sé stessi, non basate sul tornaconto personale, sull’invidia, sulla forza, sulla smania dei soldi o del potere.

Facciamo quindi un passo di lato per leggere meglio ciò che ci sta accanto, accompagniamo, prendiamo sotto braccio le persone affidateci. Questo vale più di mille parole. Questo vuol dire presenza della Chiesa in mezzo alla gente. Questo solo potrà portare ad umanizzare i rapporti, questo solo potrà trasformare, creare la Comunità, la Parrocchia come famiglia delle famiglie.

Perché i catechisti da soli non bastano, perché la catechesi non è compito esclusivo dei catechisti. Dobbiamo offrire, creare, occasioni di esperienza comunitaria e di esperienza di festa.

  1. Rinaldo ci ha tenuto a ribadire che si tratta di recuperare la centralità dell’elemento della festa nella dinamica di costruzione della Comunità.

Ed io penso che questo è il nocciolo della situazione: costruire la Comunità.

Nel mondo difficile di oggi, caratterizzato da rapidi cambiamenti, dalle connessioni internet, dall’I.A., ogni uomo ha bisogno della Comunità perché è lì che trova forza, certezze, Fede che si coniuga alla vita.

Che fare? Come parlare ora ai nostri parroci? Ai nostri direttori UCD? Ai nostri Vescovi?

Ci vuole molta cura ora nell’intrecciare le iniziative per orientare le questioni pratiche. Ma penso sia giunto il momento che nelle diocesi italiane si affronti il tema urgente di come calare l’Annuncio nel mondo di oggi, nella consapevolezza che oggi il cristianesimo è una scelta e noi siamo una minoranza, sale e lievito che non coincidono con la pasta.

Ma noi ad Asolo “ci siamo innamorati”!. Ci consola e ci da forza il pensiero che non siamo soli. Ad Asolo abbiamo visto quanta ricchezza c’è nella Chiesa Italiana. E siccome quello che abbiamo vissuto non è dovuto alla nostra forza ma alla Grazia di Dio sarà Lui che veglierà su di noi, sul nostro impegno e la nostra passione, e ci indicherà la strada.

Amalia Di Ruocco

 

   

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