CATECHISTI AL LIMITE: Alla scoperta di perle di luce
Nel primo fine settimana di maggio si è tenuto il Corso di formazione per catechisti a cura della scuola nazionale per formatori all’evangelizzazione e alla catechesi, presso la casa di spiritualità Santa Dorotea ad Asolo. È stato un viaggio trasformativo iniziato con una fase immersiva volta a mutare radicalmente la percezione dei nostri limiti: non più barriere insormontabili, ma vere e proprie “perle di luce”. Il venerdì è stato il giorno del “faccia a faccia” con la realtà: l’affiorare dei limiti personali, sia fisici che psicologici, ha portato a un momento di profonda e commossa espressione di vulnerabilità. È stata una breccia necessaria e liberatoria, che ha generato una straordinaria sensazione di libertà, aprendo lo sguardo a una nuova e autentica accoglienza di sé. La giornata di sabato ha offerto una struttura densa e articolata. La mattina è stata dedicata a due intensi interventi di ampio respiro antropologico e teologico sul senso del limite, mentre il pomeriggio si è diviso in quattro laboratori specifici. Proprio in questi contesti è emersa la parola chiave: non il semplice “superamento” del limite, ma la sua trasfigurazione. Si tratta di una chiave di lettura che non cancella la ferita, ma la abita fino a renderla luminosa, superando la logica prestazionale del mondo contemporaneo. In questo cammino, l’incontro con l’altro è stato fondamentale.: abbiamo incrociato tanti volti, che non sono stati semplici presenze, ma l’epifania di tante storie e altrettante luci sul limite. Seguendo la lezione di Emmanuel Levinas, il Volto dell’altro ci ha interrogato, imponendoci una responsabilità che si fa tenerezza. Ogni volto incontrato è diventato una forma diversa di perla di luce: una testimonianza viva che trasforma lo scoraggiamento in speranza e la stanchezza in forza. Vedere la luce brillare nelle crepe altrui ha reso la nostra stessa crepa un luogo di comunione e non di isolamento. Un momento di altissima intensità spirituale è stato l’incontro con la figura del “Cristo provvisorio” di don Tonino Bello, rievocato da don Vito. Quella croce, in posizione non definitiva, ha dato un senso nuovo al nostro percorso. Tutto questo è stato vissuto tra momenti di convivialità e risate per le vie di Asolo, dove il gruppo ha unito la ricerca interiore alla gioia della fraternità.
Si narra che, alla fine della nostra esistenza, non saremo giudicati per i successi o per le mancanze. Non ci verrà chiesto quanto siamo stati perfetti. Ci sarà posta un’unica domanda: “Sei stato te stesso?”. In questa domanda risiede il senso della trasfigurazione: abitare con amore la propria verità, anche quella segnata dal limite.
In quella meditazione finale, tra i simboli evocativi della luce e della luna, abbiamo compreso che la trasfigurazione è possibile solo quando ci si lascia accogliere. Torniamo da Asolo con la consapevolezza che ogni limite, se offerto e trasfigurato, può diventare il luogo privilegiato in cui si manifesta la grazia. (Stefano e Nicoletta)
“Amare significa amare il limite dell’altro, ciò che dell’altro ci sfugge, ciò che non potremo mai possedere del tutto.”
Massimo Recalcati
