Chi mangia la mia carne rimane in me

 

SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO (ANNO A)

Deuteronomio 8,2-3.14-16: Non dimenticare il Signore

Cibarsi con la manna significava per Israele essere oggetto della premura paterna di Dio, dell’attenzione con cui Dio accompagnava il suo cammino nel deserto. Dunque, un pane concreto, materiale, ma che contiene in sé la presenza della benevolenza e della bontà di Dio. Il che vuole dire che Israele era uscito dalla provvidenza e premura paterna di Dio, dall’attenzione con cui Dio accompagnava il suo cammino nel deserto. La manna era dono di Dio. In ogni dono autentico è contenuta la persona, la presenza, l’amore del donatore. Il dono è il segno che porta la nostra presenza, la nostra amicizia. E questo vale infinitamente di più per quel dono che il Signore ha fatto ai suoi amici il giorno prima di morire, quel dono che è tutta la sua eredità.

 

1Corinzi 10,16-17: Siamo un corpo solo

Il termine comunione traduce la parola greca koinonìa, che indica propriamente la condivisione, la comunanza di un bene tra un certo numero di persone. Nel brano proposto viene valorizzata soprattutto la comunione tra i credenti che bevono allo stesso calice e mangiano lo stesso pane, il corpo e il sangue di Cristo. L’unico pane di cui mangiano i credenti, cioè l’unico corpo di Cristo, li mette in una condivisione tanto stretta che essi possono sentirsi un solo corpo. Questo corpo è la Chiesa. La Chiesa è un corpo unico armonizzato nelle sue diverse parti, non tanto perché le sue parti sono solidali le une con le altre, ma perché esse compongono il corpo di Cristo. La comunità cristiana è il luogo in cui il Signore si manifesta e aggrega a sé nuovi membri.

 

Giovanni 6,51-58: Chi mangia la mia carne rimane in me

La formula proposta da Giovanni ha qualche cosa di profondamente legato all’alleanza, ma che va più in profondità: non solo uno per l’altro, ma uno nell’altro. Lo stesso rapporto, che c’è tra Gesù e il Padre, si sviluppa tra noi e Gesù, attraverso l’Eucaristia. Per cui riconosciamo di avere Gesù come scopo, meta, traguardo della nostra vita. La vita cristiana diventa un cammino di maturazione che assume pian piano progressivamente la forma di Gesù: la sua capacità di amare, la sua fiducia e obbedienza senza riserve al Padre, la sua capacità di dire sì alla volontà di Dio nel momento della gioia e della passione. La trasformazione che l’Eucaristia opera avviene non solo nella vita di ciascuno di noi individualmente, ma anche nella vita della comunità cristiana.

 

Il cibo del creatore per la creatura

Cristo prende su di sé il peccato del mondo. Il Padre si rallegra, il Figlio si offre al sacrificio, oggi non per opera di nemici di Dio, ma da se stesso, mostrando che per la salvezza dell’uomo, egli è andato incontro al supplizio perché lo ha voluto. Il Creatore si offre in cibo alla sua creatura, e colui che è la stessa vita si dona ai mortali.

Caratterizziamo questa festa

Israele ha come angelo custode Dio stesso. Quindi c’è questo atteggiamento di premura, di attenzione, di difesa, di protezione di Israele da parte del Signore. E Israele da parte sua prende Dio come suo Dio. E “prendere Dio come proprio Dio” vuole dire: che la legge di Dio diventa la mia vita e quindi i Comandamenti sono lo strumento di questa appartenenza a Dio. Ebbene, quello che l’Antico Testamento esprime con la formula dell’alleanza, Giovanni lo esprime con una formula di immanenza: “io in voi, voi in me”; “chi mangia la mia carne rimane in me e io in lui”. È una formula che ha qualche cosa di profondamente legato all’alleanza, ma che va più in profondità: non solo uno per l’altro, ma uno nell’altro.

 

Per il confronto personale o in gruppo

  • Il Signore come è dono per te?
  • Sai essere costruttore del corpo di Cristo?
  • L’eucaristia ti dà la forma di Gesù?
  1. Rinaldo Paganelli

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