Nel giardino della GERUSALEMME NUOVA
Padre Rinaldo ora è, insieme a tanti amici, nel giardino della nuova Gerusalemme che in tanti anni di annuncio ha indicato a tutti noi.
Continuiamo a tener viva la sua presenza attraverso la pubblicazione di alcuni scritti in suo ricordo.
Eravamo in tanti, amici incontrati nel tempo, catechisti e direttori di uffici catechistici italiani, l’istituto di catechetica dell’UPS con i professori e un buon numero di studenti, il vescovo che presiedeva l’Eucarestia Mons Cesare Pagazzi, amico di lunga data, il vescovo di Fatima dehoniano, che aveva scelto Rinaldo come suo segretario e tanti presbiteri e confratelli. Hanno pregato persone di varie età e provenienza che hanno ascoltato padre Rinaldo in varie situazioni di vita, che lo hanno sentito come padre e amico. L’equipe di Siusi/Asolo ha preparato e scelto canti e liturgia e così tutti voi che lo avete conosciuto eravate presenti insieme a noi.
Di seguito l’omelia del funerale a Roma.
Esequie di p. Rinaldo Paganelli
Basilica del S. Cuore di Cristo Re, 21.10.2024
Is 52,7-9; Sal 139; Gv 20,1.11-18
Care sorelle, cari fratelli in Cristo,
al centro di questa liturgia c’è la fede della Chiesa che proclama Gesù Signore, vincitore della morte e Spirito datore di vita (cf. 1Cor 15,45). È in questa luce che il nostro congedo da padre Rinaldo assume verità e consistenza.
L’omelia non è il luogo per ricordare diffusamente le tante attività – l’insegnamento, la formazione dei catechisti, le pubblicazioni, l’accompagnamento spirituale – che hanno se-gnato la sua vita e alle quali Rinaldo si è sempre dedicato con impegno instancabile. Altri saranno i momenti in cui tutti questi ambiti potranno esser fatti oggetto di memoria e di studio.
Ricorderò solamente ciò che ha segnato, come filo rosso, la vita e il ministero di Rinaldo: la passione per l’annuncio del Vangelo, per comunicare oggi, nel nostro tempo, la bellezza dell’incontro con il Risorto. È per questo che oggi abbiamo ascoltato il versetto di Isaia «Come sono belli sui monti i piedi del messaggero» (Is 52,7) ed è risuonato il testo evange-lico dell’incontro fra Gesù e la Maddalena, che si conclude con l’annuncio ai discepoli: «Ho visto il Signore!».
Per comprendere un po’ il senso di questa nostra liturgia esequiale, vorrei soffermarmi sul contesto in cui si svolge l’incontro tra il Risorto e la Maddalena, che è anche un simbolo potente ed evocativo: il giardino. L’immagine era molto cara a Rinaldo che qualche anno fa le aveva dedicato un libro. «In un giardino – scriveva – tutto è iniziato e in un giardino la vita ha vinto la morte, un giardino ci attende e un giardino siamo invitati a coltivare qui in questo tempo» (Barbon – Paganelli, Li pose in un giardino, p. 5).
Il giardino, dunque, collega l’inizio e la fine, il tempo storico e il tempo definitivo, la cura e l’attesa. Il giardino è figura dell’incontro fra l’umano e il divino. Nel giardino delle origini l’uomo riceve da Dio il compito della custodia e della coltivazione, nel giardino della risur-rezione il Risorto si fa riconoscere per colmare in modo sovrabbondante ogni nostro desi-derare.
Il giardino evoca anzitutto la cura: Dio chiede che ciò che di prezioso viene donato ad ognuno di noi sia custodito, apprezzato e amato. E in ciò vi è la richiesta di un’arte partico-lare, che è l’attenzione alla peculiarità di ciascuno, perché la cura esige il rispetto e la valo-rizzazione di ogni singola persona, di ogni singola vicenda esistenziale. È la cura che Ri-naldo ha cercato di offrire ai tanti con i quali è venuto a contatto, ma è anche la cura che Rinaldo ha sperimentato durante la sua malattia: quella di quindici anni fa, che aveva
affrontato e superato, e quella scoperta solo un mese e mezzo fa, che lo ha infine sottratto al nostro contatto terreno. So per certo quanto Rinaldo abbia apprezzato i singoli gesti di cura che ha ricevuto, la semplice presenza accanto al suo letto, l’affetto che ha sperimentato. Qui non posso non ringraziare tutti coloro che si sono fatti vicini in questi ultimi giorni di sofferenza: i medici e gli operatori sanitari (e in modo del tutto particolare Enza), i famigliari, i confratelli (fra tutti il superiore di questa comunità, p. Riccardo), le suore, gli amici.
Nel giardino della risurrezione avviene poi il riconoscimento: la Maddalena – che è donna del desiderio e della ricerca – riconosce in colui che aveva scambiato per il custode del giardino il suo Signore. Esclama: «Rabbunì! Maestro!». E lo riconosce perché è stata prima di tutto lei ad essere chiamata dal Risorto: «Maria!» (cf. Gv 20,16). Riconosciamo il Signore nella nostra vita solo quando ci sentiamo chiamati per nome da Lui, che conosce, cura e apprezza la nostra irripetibile unicità. Lo spazio del giardino diventa luogo del rico-noscimento e insieme luogo della riconoscenza. Riconoscere è sempre anche essere rico-noscenti. Noi oggi, qui, nel riconoscere in questa celebrazione la presenza del Risorto nel suo Sacrificio d’amore e di vita, vogliamo dire la nostra gratitudine per la vita di Rinaldo, per la sua scelta di vita consacrata dehoniana e per il suo ministero sacerdotale, ma anche per tutti coloro che lo hanno accompagnato, per brevi o lunghi tratti, nel suo cammino terreno.
Il giardino dell’incontro fra il Risorto e la Maddalena è, infine, lo spazio della Vita non trattenuta. Gesù ingiunge a Maria Maddalena di non trattenerlo, perché deve “salire” al Padre (Gv 20,17). Il Risorto ci insegna che la vita – non solo la sua, ma ogni vita – sempre sfugge alla nostra presa, si sottrae alla nostra volontà di dominio, è sacra e trascendente. E ci insegna anche che dobbiamo essere capaci di lasciar andare coloro che amiamo. Essi, infatti, non sono destinati ad essere inghiottiti nelle tenebre dell’incognito, ma ad essere accolti da un Dio che in Gesù osiamo chiamare Padre. L’ultima volta che ho visitato Rinaldo in ospedale, a un paio di giorni dall’operazione e una settimana prima della morte, alla fine del nostro colloquio mi ha chiesto la benedizione. Un gesto semplice, fatto di poche parole ma colmo di grazia e di consolazione, perché è gesto di affidamento a Colui nelle cui mani affidabili siamo al sicuro.
È significativo che il libro dell’Apocalisse si concluda con l’immagine della Gerusalemme nuova che discende dal cielo. È una città, ma al suo interno è posto un giardino, al cui centro c’è l’albero della vita (cf. Ap 22,1-2). È qui che il Risorto incontra, nella gioia del riconosci-mento pieno, i suoi amici. È qui, nel giardino definitivo, che Rinaldo incontrerà il suo Signore e potrà gustare in pienezza i frutti dell’albero della vita nuova ed eterna. Amen.
Stefano Zamboni
Condividiamo anche il saluto pervenuto da mons. Heiner Wilmer vescovo di Hildesheim che alcuni di noi hanno conosciuto nel 2022 a Siusi.
Rinaldo Paganelli scj: un ricordo amico
20 ottobre 2024 di: Heiner Wilmer
Ricordo il primo incontro con p. Rinaldo. Eravamo agli inizi degli anni ’80. La Provincia dehoniana dell’Italia settentrionale aveva organizzato un viaggio nei luoghi di p. Dehon – e fu questa l’occasione della nostra prima conoscenza.
Molti anni dopo, ho avuto l’occasione di lavorare a stretto contatto con lui in Curia generale: vivere con lui e condividere le responsabilità per la missione della Congregazione nella Chiesa e nel mondo è stato per me un dono – che rimane, anche nella tristezza e nel dolore per la sua morte.
Consola sapere che molti gli sono stati vicino nella malattia e nell’ultimo tratto della sua vita con noi. Familiari, amici, confratelli, che in molti modi gli sono stati accanto, portandolo nel cuore e nella preghiera. E continuano a farlo ora, quando non è più tra noi. La morte di p. Rinaldo è una grande perdita per tutti noi e ci riempie di profonda tristezza.
Mi ha colpito la passione con cui si chiedeva come fosse possibile annunciare il Vangelo al mondo di oggi. Come potessimo vivere in questo nostro tempo il fascino e la bellezza della lieta notizia che è il Dio di Gesù. Modulava questa domanda di fondo a seconda dei contesti in cui era attivo: la catechesi, la docenza all’Università salesiana, gli articoli scritti per SettimanaNews, il servizio alla Congregazione. Ognuno di questi ambiti chiedeva una declinazione particolare, attenta e sensibile, e Rinaldo era capace di farlo.
Gli anni condivisi a Roma in Curia generale, mi hanno fatto apprezzare la sua capacità di lavorare in tempi stretti, con discrezione e precisione. Ma non solo questo. Il suo senso dell’umorismo era impareggiabile – talvolta sottile, ma riusciva a parteciparlo anche a un tedesco.
Oggi, mi rimane impresso nel cuore il suo sorriso delicato – ogni tanto accompagnato da un velo di malinconia. Rinaldo amava la lettura; e amava condividere con altri questa sua passione: nelle ore libere, a Roma leggevamo insieme Il barone rampante di Italo Calvino.
Gli impegni di Curia, e quelli professionali in università, non gli impedivano di essere attento alle persone – di accompagnarle nella ricerca di vie per mettere mano a un rinnovamento della pastorale che desse nuova forma e slancio alla Chiesa italiana.
Spesso trascorreva con loro le vacanze estive all’Alpe di Siusi: giorni di convivialità e di riflessione comune; di lavoro intenso e fraternità amica – a cui ho avuto la fortuna di poter partecipare dopo il mio rientro in Germania. Qualsiasi fosse il tema affrontato in queste giornate estive, al centro Rinaldo metteva sempre un Dio che ha a cuore il destino di questo nostro mondo.
In questo momento, desidero esprimere a tutti i familiari, gli amici e le amiche, i confratelli dehoniani le mie più sentite condoglianze per la morte di p. Rinaldo. Accumunati tutti noi dalla speranza che l’incontro con le braccia di Dio accenda per sempre il suo sorriso gentile e sornione.
Unito nella preghiera con tutte le persone che lo hanno amato e conosciuto,
Heiner

