OLTRE LE APPARENZE: Nasce l’annunciatore del nostro tempo

OLTRE LE APPARENZE

Nasce l’annunciatore del nostro tempo

Dal 12 al 19 luglio la Scuola Nazionale per Formatori all’Evangelizzazione e alla Catechesi ha proposto una settimana di formazione che ha invitato a riscoprire il mondo non come ostacolo alla fede, ma come luogo nel quale Dio continua ad abitare e a operare.

«Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1,14). È forse questo il versetto che meglio custodisce il significato della settimana, non uno slogan, ma una chiave di lettura della realtà e della missione della Chiesa.

Una parola tanto familiare quanto complessa ha attraversato l’intero percorso formativo: mondo. Nel Vangelo essa può indicare ciò che si oppone a Dio, ma anche la realtà infinitamente amata dal Padre: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito» (Gv 3,16). È proprio dentro questa tensione che si è sviluppata la riflessione della settimana, significativamente intitolata “Annunciatori oltre ciò che appare”.

L’obiettivo non era semplicemente approfondire le modalità dell’annuncio, ma lasciarsi educare a uno sguardo nuovo. Perché, prima ancora di imparare a parlare di Dio, occorre imparare a riconoscere dove Dio sta già operando.

Al centro del cammino è risuonato ancora il Prologo di Giovanni: «Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi». Dio non sceglie di salvare il mondo da lontano. Non rimane spettatore della storia, né entra nell’umanità come un visitatore occasionale. Si fa carne, assume la fragilità dell’esistenza umana e pianta la sua tenda in mezzo agli uomini. Da quel momento il mondo non è più soltanto il luogo delle contraddizioni, ma diventa il luogo privilegiato della presenza di Dio.

È questa la conversione dello sguardo che la Scuola di Asolo ha cercato di suscitare.

Per lungo tempo il rapporto tra Chiesa e mondo è stato letto soprattutto in termini di contrapposizione. Il Concilio Vaticano II ha invece aperto una prospettiva diversa, invitando la Chiesa a camminare accanto all’umanità, ad ascoltarne le domande, ad abitare la storia senza timore, riconoscendo nelle vicende umane uno spazio nel quale lo Spirito continua a operare. Non si tratta di adattare il Vangelo al mondo, ma di riconoscere che il Figlio di Dio ha già scelto il mondo come sua dimora.

Da questa consapevolezza nasce anche una diversa idea di evangelizzazione.

L’evangelizzatore non arriva come chi possiede tutta la verità e porta Dio dove Dio non c’è. L’annuncio cristiano non crea la presenza di Dio: la riconosce, la illumina, la accompagna.

Essere annunciatori oltre ciò che appare significa allora imparare a guardare il mondo con gli occhi di Cristo, andando oltre la superficie delle cose, oltre le statistiche che descrivono una società secolarizzata, oltre il pessimismo che vede soltanto crisi, oltre la nostalgia di un passato che non tornerà, per scoprire che il bene continua silenziosamente a germogliare.

Questa prospettiva cambia profondamente anche il modo di formare catechisti ed evangelizzatori. Non anzitutto esperti di contenuti o organizzatori di attività, ma uomini e donne capaci di uno sguardo contemplativo, in grado di riconoscere i semi del Regno già presenti nelle persone, nelle relazioni, nelle sofferenze, nelle speranze e nel desiderio di giustizia, fraternità e pace. Persone che sappiano abitare il mondo con la stessa compassione con cui Cristo lo ha abitato.

L’intera settimana di Asolo ha respirato questo stile, alternando relazioni, laboratori, confronto e vita fraterna. Un vero laboratorio ecclesiale, nel quale la formazione non è stata semplice trasmissione di nozioni, ma esercizio concreto di uno sguardo rinnovato.

Forse è proprio questa l’eredità più preziosa consegnata ai partecipanti.

Oggi il mondo non attende cristiani capaci di offrire risposte a ogni domanda. Attende credenti che sappiano abitare le domande, riconoscendo la presenza discreta di Dio anche là dove sembra assente. Evangelizzatori che scelgano di condividere la vita degli uomini prima ancora di pronunciare parole. Perché il Vangelo continua a essere credibile quando prende casa nelle nostre esistenze.

In questa prospettiva anche il concetto stesso di “mondo” cambia profondamente. Non è soltanto lo scenario nel quale la Chiesa opera, ma diventa quasi un sacramento della presenza di Dio. La creazione, la storia e le relazioni umane diventano luoghi nei quali il Creatore continua a parlare e a ricreare.

La missione ecclesiale consiste allora nel rendere visibile ciò che spesso rimane nascosto: la trama di grazia che attraversa l’esistenza degli uomini e delle donne del nostro tempo.

Al termine della settimana, la sensazione condivisa era quella di aver ricevuto molto più di alcune competenze. I partecipanti sono ripartiti con una domanda: come continuare ad abitare il mondo con gli stessi sentimenti di Cristo Gesù?

Una possibile risposta è risuonata nelle parole del teologo Pierangelo Sequeri, richiamate durante il percorso: la Chiesa è chiamata a tornare a essere «la Chiesa dell’amore del prossimo», una Chiesa «che si lascia commuovere dall’umano che ci è comune». È questo, infatti, lo stile stesso di Gesù, il Figlio donato dal Padre al mondo: non una Chiesa ripiegata sulla cura di sé, ma una comunità che entra con rispetto, fiducia e compassione nelle vicende degli uomini.

È questa la sfida raccolta ad Asolo.

Essere annunciatori oltre ciò che appare significa, in definitiva, imparare ogni giorno a riconoscere che Dio ci precede sempre e che il primo luogo dell’evangelizzazione non è ciò che dobbiamo costruire, ma ciò che siamo chiamati anzitutto a contemplare.

Le voci dei partecipanti

Daniela Vinazza, catechista istituita della diocesi di Roma, racconta: «Gli interventi del vicedirettore di Avvenire Marco Farando, del vescovo di Belluno-Feltre mons. Renato Marangoni e dell’équipe formativa hanno sottolineato l’importanza di non separare mai l’annuncio dalla vita, in un mondo sempre più iperconnesso. La prima “iperconnessione” l’abbiamo vissuta in laboratorio, mettendoci in gioco attraverso le nostre fragilità, i pregiudizi e le false immagini del mondo, facendo memoria dell’amore di Dio visto nelle nostre vite per diventare annunciatori autentici della sua Parola».

Anche Adriana Scapin catechista della diocesi di Vicenza, è rimasta colpita dall’incontro con la redazione di Avvenire, seguito in diretta durante una riunione online: «All’inizio mi sono chiesta che cosa potesse dire un giornale alla catechesi. Ho trovato la risposta nello stile editoriale di Avvenire, che desidera rimanere vicino ai lettori non per vendere più copie, ma per offrire una narrazione sana e affidabile della contemporaneità».

Per Giovanni Podagrosi, catechista della diocesi di Albano, è stato significativo osservare da vicino il lavoro della redazione: «Nell’epoca dell’intelligenza artificiale e delle fake news ho apprezzato sapere che esiste una redazione in cui uomini e donne si riuniscono tre volte al giorno per leggere, discernere e pubblicare informazioni trasparenti, verificate e affidabili».

Infine Svitlana Prokopchuk, segretaria dell’Ufficio catechistico e coordinatrice dei corsi dell’Esarcato Apostolico per i fedeli cattolici ucraini di rito bizantino residenti in Italia, affida alla sua esperienza una sintesi del cammino vissuto: «Le mie radici vengono dal mondo. Il mio cuore è nel mondo. La mia missione è per il mondo. In questa intensa settimana di preghiera, riflessione e condivisione abbiamo sperimentato cosa significa essere un’unica grande famiglia. Pur provenendo da realtà diverse, da Milano a Genova, da Napoli alla Sardegna, ci unisce una stessa missione: ritrovare energie, scoprire nuove risorse e ricordare che il nostro servizio non consiste soltanto nel trasmettere conoscenze, ma soprattutto nel testimoniare l’amore di Dio».

(Don Gianluca Brescianini, Marzia Filippetto e Ornella Zilio)

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Siamo una Scuola nazionale per formatori all’evangelizzazione e alla catechesi, promossa col sostegno dell’Ufficio Catechistico Nazionale.

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