Tra trame e ordito

Pensavo mesi fa: quest’anno ci vado a questa scuola per formatori di Asolo. Immaginavo così di consolidare convinzioni e buone pratiche – come il modello formativo del laboratorio – che già mi appartengono. Insomma, un po’ di rimotivazione e qualche aggiustamento. Niente di più. Ora che da questa esperienza, totalmente immersiva e coinvolgente, sono tornato devo dire che ad Asolo ho trovato un posto dove…

Dove intessere dialoghi, raccontarsi, mettersi in gioco sembrano le cose più naturali che puoi fare con tutti quelli che sono lì, fin dal primo incontrarsi. La bellezza di relazioni desiderate e sincere.

Dove arrivi pensando di saperne già un po’ sulla formazione (per gli altri), ma ti accorgi presto che non è così, e ti rendi conto di dover lavorare ancora su te stesso. Ma che si può fare, con “leggerezza” e umiltà.

Dove chi ti sta sapientemente guidando non lo fa da una cattedra, ma seduto accanto a te, ascoltandoti prima di tutto e accompagnandoti. Con fascinazione e immaginazione.

Dove nella evocativa immagine dell’arazzo, tra telai e fili, intrecci e nodi, ordito e trama, di metafora in metafora, con appassionate e discrete guide, ti trovi ad intessere quello che sai e fai, con nuove conoscenze ed abilità. L’inesauribile passione dell’annuncio.

Dove ritrovare e tessere insieme tutti i diversi e colorati fili dell’annuncio e della catechesi: la Parola essenziale, la vita reale, la comunità che c’è, le famiglie come sono, i catechisti che ho, la formazione necessaria… senza illusioni ed esclusioni. Un artigianato sapiente e paziente.

Dove impari che anche nella formazione, come nella tua storia formativa, un nodo può essere un problema da risolvere, ma anche il segno che rimane di uno strappo recuperato, di un legame che nella fatica e sofferenza si è fatto più forte e necessario. Da un nodo a un dono.

Dove anche un semplice “eccetera, eccetera…” non è il formale chiudere un pensiero, ma un invito a spalancare lo sguardo e la curiosità su nuovi mondi. Sempre meraviglia e sorpresa.

E io che pensavo… Davvero non si deve dar per scontato nulla quando ci sono “quei due”… Padre Rinaldo e Suor Giancarla e la loro bella Equipe formativa. Sia detto con simpatia, stima e gratitudine grande.

Don Luciano
Direttore dell’ufficio catechistico di Crema

 

“Tramorditi” dalla bellezza di un annuncio inedito

È bastato poco tempo all’equipe per prendere le misure del gruppo. Poi abbiamo iniziato a tessere le nostre trame sull’Ordito ed è stata tutta una questione di fili. Prima a due a due, poi in quattro, in sei, in otto, fino a che i numeri non contavano più, abbiamo condiviso reticoli di vita e di fede, fibre e colori che parlavano di noi. “Fare, disfare, annodare e riannodare è in fondo la storia della vita” e raccontare i nostri nodi ed intrecci ci ha fatti sentire comunità, distinti ma uniti.

Nei nostri primi giorni insieme siamo stati provocati a riconoscere l’inaspettata presenza di Dio in persone “diversamente credenti”. Siamo stati interpellati con sapienza e chiarezza di idee a riflettere sull’importanza di cercare quel tesoro prezioso che sono le “regole di convivenza universale”. Abbiamo ri-significato l’arte del “rammendare” come strumento per riallacciare anche le relazioni più logore e strappate. Abbiamo imparato a desiderare una panchina sotto casa come luogo straordinario per dialogare con tutti nella pari dignità.

La sfida successiva ha toccato una faccenda urgente: il bisogno di umanizzare i rapporti. È una matassa aggrovigliata, difficile da dipanare, ma alla fine siamo stati presi da una fiduciosa speranza di potercela fare. Da dove partire? Dall’educarci ad usare bene le parole, perché le parole hanno un potere. È importante esercitarci in questo: smettere di assolutizzare “il fare e l’avere” di una persona trasformandoli nell'”essere”, riscoprire il valore degli “eccetera, eccetera”, che lasciano aperte le definizioni e ammettono di “non aver detto tutto”, coltivare la gratitudine ogni giorno anche dicendolo.

Poi abbiamo fatto un altro passo importante: ridare ordine ai nostri valori: “Le cose a cui diamo valore diventano inevitabilmente degli obiettivi.

E GLI OBIETTIVI SI TRASFORMANO IN COMPORTAMENTI”. Nel mettere per iscritto i nostri valori ci siamo accorti con sorpresa che nei nostri elenchi mancava il valore che è il cuore del nostro essere cristiani: l’amore. Ne abbiamo pensati tanti altri, il rispetto, l’ascolto, la verità, fedeltà, ma nelle nostre liste non compariva l’amore, come a darlo per scontato. Allora bisogna allenarsi ad riesplicitarlo, a farlo emergere.

“Ama il prossimo tuo come te stesso” è la sintesi dell’umanizzazione dei rapporti: NON DI PIU’ E NON DI MENO”.

Sotto questa nuova luce abbiamo iniziato a rileggere il nostro tempo, abbiamo capito che possiamo abitarlo con gioia. Saper stare nella complessità di oggi ci apre alla possibilità di un annuncio inedito, sta a noi annodare i diversi fili che abitano le nostre comunità e pensare a forme nuove di catechesi, “capaci di TESSERE L’ALTRO CON L’OLTRE”.

Così il modo di trasmettere la fede può diventare generativo, trasformarsi in un manufatto originale, in qualcosa che ancora non c’è. L’annuncio deve assumere le caratteristiche del damasco: con il suo contrasto tra l’ordito e la trama, con il suo intreccio tra la storia della salvezza e quella della nostra vita, ci deve lasciare “tramorditi” dalla bellezza di una proposta autentica. E “non è un caso se” proprio da Damasco è iniziato un annuncio di straordinaria resistenza e durata.

Eccetera eccetera…

Elena Gherardini

 

Da tempo ho imparato a fidarmi degli inviti fatti con insistenza. L’esperienza mi dice, e la realtà conferma, che c’è sempre qualcosa di insospettabile che ti attende, quando non si declina la proposta. Certo, mettere mano alle valigie è sempre complicato. Si è costretti a sintetizzare un mondo, il tuo, in pochi centimetri quadrati. Cosa lasciare? Cosa portare? Ma nel discernimento che il bagaglio ti costringe ad operare, mi ricordo che i viaggi indimenticabili – quelli interiori, spirituali e fisici – sono sempre iniziati dal «vieni e seguimi» da parte di ignari strumenti dal cuore buono. In questo caso l’invito è giunto da chi “Asolo” l’aveva già vissuta intensamente. Quando, infine, si giunge alla meta, si ha la percezione che i sospetti iniziali siano confermati. Il “mondo” dell’equipe della Scuola Nazionale per Formatori è intreccio di dettagli, cura, particolari, sguardi, attenzioni, passione, certezze. Non è certo amore per il manierismo. L’arazzo, sapientemente intessuto, è evidentemente per me, per noi, per la Chiesa, sempre in Dio. Non si tratta di ricevere strumenti nuovi o accattivanti, “al passo coi tempi”, ma uno sguardo profondo e mai banale su chi incontri, sulle cose, sulla visione di Chiesa. Tutto questo parla di una Sapienza più diffusa di quello che si pensi e che necessita di allenamento per essere colta. Dio non opera forse incessantemente? Allora addestra il tuo sguardo e la tua parola si farà Annuncio! Quando si ritorna dal viaggio si intuisce la bontà dell’impresa. La valigia è più leggera, perché in un certo qual modo ci si è sbarazzati del superfluo e ciò che rimane è la profondità lieve di chi tiene per sé, e coglie negli altri, l’essenziale. La realtà continua a parlare di infinito che ti ha sempre atteso, ti riappropri del valore simbolico della vita, sei nuovamente stupito delle parole degli ignari che ti comunicano, a loro modo, Dio, Padre nostro.

diacono Emanuele
direttore dell’Ufficio Catechistico Diocesi di Cesena – Sarsina

 

 

 

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Siamo una Scuola nazionale per formatori all’evangelizzazione e alla catechesi, promossa col sostegno dell’Ufficio Catechistico Nazionale.

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